Covid 19: Medicina Generale e gestione sul territorio dell'emergenza Sar-Cov 2

Salve a tutti, mi chiamo Massimo Lo Turco, sono medico di medicina generale nel distretto 4 della Roma 4. L’esperienza che riporto in questo mio lavoro è quella delle problematiche che si sono create e che si potranno creare sul territorio nell'assistenza della medicina generale. Prima di focalizzare l'attenzione su quello che sta accadendo e quello che poi sarai il futuro, forse è bene ripercorrere un attimo una breve storia di quel che è accaduto nel passato più recente. I primi focolai in Italia descrivono una situazione relativamente tranquilla che risale al periodo tra la seconda e la terza settimana di febbraio e come possiamo vedere c'era un totale di 153 casi, 116 solamente in Lombardia, ma una situazione assolutamente tranquilla dal punto di vista epidemiologico.

Pensavamo che le cose potessero andare bene, c'erano più di una persona, anche con grande esperienza, che rassicurava perché probabilmente saremo riusciti a tenere sotto controllo tutto. È passato poco tempo, già dal 22 gennaio, tenendo conto del carattere particolarmente virale dell’epidemia il governo ha proclamato i primi provvedimenti cautelativi e messe in atto le prime misure per il contenimento del contagio dell'intero territorio nazionale. Il 4 marzo, sulla base della valutazione del comitato tecnico scientifico, si è programmato lo stato di emergenza sospendendo tutte le attività commerciali non strategiche, promuovendo lo smart working negli uffici e il divieto di circolare per tutti, se non strettamente necessario, promuovendo il distanziamento sociale e l'uso di presidi come maschere e guanti. In seguito siamo usciti dal lockdown, abbiamo fatto un lungo percorso e ci siamo ritrovati poi ai giorni nostri. I possibili scenari autunnali che venivano considerati erano la ripresa dell'attività e della scuola ma in realtà c'è stato un altro problema.  Questo (min 2.57) è il report del Ministero della Salute dal 17 al 23 agosto che lancia una raccomandazione in seguito alla riduzione del numero di casi di infezione da Sars Cov-2.

Grazie alle misure del lockdown, l'Italia si trova in una fase epidemiologica di transizione, con tendenza ad un progressivo peggioramento però, anche in questa settimana, la trasmissione diffusa del virus su tutto il territorio nazionale, che provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, è spesso associata ad attività ricreative e alle violazioni delle regole di distanziamento fisico. Sia sul territorio nazionale che all'estero si assiste pertanto alla successiva importazione di casi e ad un’ulteriore trasmissione locale anche al rientro dopo periodi di vacanza. Il numero di casi di infezione rimane nel suo complesso contenuto rispetto ad altri paesi europei, ma con tendenza all'aumento, da 4 settimane consecutive questo avviene anche grazie alla ricerca e alla gestione dei contatti, inclusa la quarantena dei contatti stretti e l'isolamento immediato dei casi secondari, la riduzione dei tempi tra l'inizio dei sintomi e l’isolamento è uno dei motivi che permette una più tempestiva identificazione di assistenza clinica delle persone che contraggono l'infezione. Ribadisce sempre la stessa fonte che è necessario mantenere elevata la resilienza di servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l'isolamento dei casi, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche. Afferma inoltre che è essenziale mantenere elevata l'attenzione e continuare a rafforzare le attività di “contact tracing” in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione continuare a controllare l'epidemia.

Per questo rimane fondamentale mantenere una elevata consapevolezza della popolazione generale circa il peggioramento della situazione epidemiologica e sull'importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale, l’uso delle mascherine ed il distanziamento fisico. Si ribadisce la necessità di rispettare i provvedimenti quarantenari e le altre misure raccomandate dall’autorità sanitaria anche identificando strutture dedicate, sia per le persone che rientrano da paesi per i quali è prevista la quarantena, e sia a seguito di richiesta dell'autorità sanitaria essendo stati individuati come contatti stretti di un caso. In caso contrario, nelle prossime settimane, potremmo assistere ad un ulteriore aumento del numero di casi a livello nazionale.La situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente ad infezioni contratte nella prima metà di agosto 2020, conferma la presenza di importanti segnali di allerta legati ad un aumento della trasmissione locale. Al momento i dati confermano l'opportunità di mantenere le misure di prevenzione controllo già adottate dalle Regioni/ Pubbliche Amministrazioni e di mantenere alta l’attenzione alla preparazione di interventi in caso di evoluzione in un ulteriore peggioramento. Infine si raccomanda alla popolazione di prestare particolare attenzione alla possibilità di contrarre l'infezione in situazioni in cui si osserva un mancato rispetto delle misure raccomandate. Si raccomanda di prestare attenzione al rischio di infezione durante i periodi di permanenza in paesi o aree con una più alta circolazione virale. In questi casi si raccomanda al rientro di rivolgersi ai servizi di prevenzione per le indicazioni del caso e di prestare responsabilmente massima attenzione alle norme comportamentali di prevenzione della trasmissione di Sars Cov-2, in particolare nei confronti di fasce di popolazione più vulnerabili. Questo è un report che ci dà ampiamente l'idea della riaccensione e della circolazione sul nostro territorio del virus. Secondo l’esperienza di questi giorni quindi, sul territorio ci sono rientri dalla Sardegna, dalla Spagna, da Malta, ci sono situazioni di apprensione da parte degli assistiti, questo perché in realtà ho avuto l'impressione che finché si è in vacanza il Covid-19 esista, si ritorna, si ascolta, si veda la situazione com'è e eccetto quella piccola percentuale i negazionisti, ci si rende realmente conto di un possibile ritorno della patologia. È vero che grande parte dell’apprensione viene dato anche, e giustamente, dai Mass Media mai in realtà il rischio grande è questo.

La cosa che in realtà un può spiace e che questo lungo lockdown ha determinato sicuramente per i giovani una grossa ferita, mancanza di rapporti con gli altri coetanei, però poi c'è stata un stata una tana libera tutti che ha determinato in realtà questa violenta ripresa. Devo dire che si è creata una situazione già di pletora, di richieste, di sintomatologie simil Covidche poi sono state in parte confermate dal tampone che sta mettendo a dura prova a po' tutto il sistema sanitario anche se mai come in quei giorni terribili di marzo. L’esperienza che è stata accumulata nel tempo ci deve guidare per far sì che la macchina funzioni meglio. L’esperienza che io riporto è un’esperienza, come dicevo, della regione Lazio. È notorio che sul territorio nazionale ci siano delle linee guida e poi l'autonomia regionale fa sì ci sia poi un’autonomia della gestione, anche dal punto di vista organizzativo. Ad esempio, viene pubblicizzato in questi giorni sulla stampa la possibilità da parte del personale parascolastico di fare i tamponi presso il medico di famiglia, per noi non è vero perché la regione Lazio ha deciso i diversamente ma su altre regioni del territorio nazionale questa è possibile farlo. Questo per dire quanto una banalità porta comunque a creare ulteriore confusione in questi frangenti. 

Questo testo è estratto dalla video lezione del prof. Massimo Lo Turco, dal corso FAD ECM "Covid 19: aspettando il Day After - parte 2"

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