Cefalea o emicrania: vecchi e nuovi approcci terapeutici

Salve, sono Piero Barbanti,sono un neurologo e presiedo l'Associazione Neurologica Italiana per la ricerca sulle cefalee. Il tema di oggi è “cefalee ed emicrania, vecchi o nuovi approcci terapeutici”. Io ho pensato di dare un’ opinione un po' schierata in merito. Innanzitutto cosa è la cefalea? Spesso i nostri pazienti lo chiedono, equivocando il significato del termine cefalea, che è un termine generico che indica tutte le forme di mal di testa.

Essendo un termine generico, non specifica nulla e, dato che esistono più di 230 tipi di cefalea, spetta a noi classificarle, per poter dare loro un trattamento adeguato. Io vi distinguerò le cefalee in tre capitoli, ma preannuncio che la mia relazione sarà focalizzata sul tema dell' emicrania, che è di gran lunga la cefalea di maggior riscontro negli ambulatori medici, poché, è la più disabilitante tra le forme comuni.Le cefalee primarie sono le forme di mal di testa che non hanno delle cause organiche dimostrabili. Esistono quattro tipi di cefalea primaria: l'emicrania, la cefalea di tipo tensivo, le cefalee autonomico trigeminali (di cui fa parte la cefalea a grappolo) e altre forme più rare.

Certamente esistono anche delle cefalee secondarie che sono le forme di  mal di testa che vogliono dire qualcosa; è il caso di una cefalea che viene dopo un trauma, una  lesione cerebrale emorragica o dopo un’ infezione, dopo l’alterazione dell' omeostasi. Ricordiamoci anche che esistono delle neuropatie dolorose craniali, la più famosa di tutte è la nevralgia trigeminale (malattia di cui si parla spesso) ed è un esempio di errore diagnostico nei soggetti che hanno altre forme di malattie cefalalgiche, come ad esempio l'emicrania. Presentare l’emicrania è abbastanza semplice per poter anticipare poi i temi del trattamento. L’emicrania è una malattia che si distingue in 4 forme: emicrania con e senza aurea, episodica (se presente meno di 15 giorni al mese)  o cronica (se il paziente ha almeno 15 giorni di mal di testa da almeno tre mesi); pochi sanno che l'emicrania è la terza malattia più frequente del genere umano; è la malattia neurologica più diffusa e disabilitante e (secondo gli organismi sanitari internazionali) l'emicrania è la prima causa di disabilità, in termini di anni di vita persi, per persone di sesso femminile sotto i 50 anni di età; è quindi una malattia occulta  e spaventosa sotto il profilo dei numeri e sotto il profilo della disabilità ed è aggravata anche dallo stigma, dato che il paziente emicranico non racconta il proprio problema temendo spesso di essere considerato impropriamente un nevrotico e  qualche volta una persona che simula o amplifica il proprio dolore.

Tanta gente soffre di emicrania nel mondo ed essa colpisce i soggetti nel momento migliore della propria vita: il periodo di massima produttività dai 20 anni ai 50 anni. Il primo elemento da notare è la diversità di genere (il rapporto tra donna e uomo è di 3 a 1). Dopo la menopausa (quindi dopo i 50 anni in genere) l'emicrania mette fuori la freccia per parcheggiare. Il 30% delle donne emicraniche però non migliorano con la menopausa e addirittura peggiorano. Gli italiani sono i più grandi esperti al mondo di cefalee nell'ambito clinico; sono noti per una grande tradizione epidemiologica. I colleghi di Parma hanno compiuto uno studio porta a porta per vedere la prevalenza dell’emicrania nella popolazione generale e hanno tirato fuori numeri molto più alti, rispetto a quelli che abbiamo visto prima. (un grafico a schermo riporta la “past-year prevalence”, cioè i pazienti che hanno avuto un attacco di emicrania nell'anno precedente).

Nella distribuzione per decadi di età la prevalenza media è del 40%, con dei picchi che superano praticamente il 50% nella donna, numeri impressionanti per quanto riguarda la diffusione; tutto questo serve per introdurre il tema della terapia, che un tema essenziale. Chiunque parli delle patologie, di cui è esperto, sottolinea sempre l'elevato costo che queste malattie possono avere ed è abbastanza impressionante il costo del fenomeno cefalea in Italia. Uno studio, che è stato pubblicato ormai 10 anni fa, da parte di una Task Force Europea mostra come il costo delle cefalee in Italia sia sostanzialmente di 20 miliardi di euro, una manovra economica. Certamente potrete dire che sono 20 miliardi di euro di costi indiretti, cioè costi legati al fatto che il paziente quel giorno non riusciva a lavorare e  non riusciva ad essere produttivo, ma ricordiamoci che all'interno di questi in 20 miliardi di euro, una fetta superiore ai 15 miliardi è rappresentata dalla Linea Blu e cioè proprio dall'emicrania. La forma emicranica episodica prevede  il costo annuo di circa € 828, ma se il paziente ha l'emicrania cronica il costo diretto del soggetto supera i € 2500; cioè ogni soggetto emicranico cronico spende € 2648 all'anno o li fa spendere allo stato e questi comunque sono costi diretti .

Questo testo è estratto dal nostro video-corso ECM FAD "Farnaci e cure: oggi" e ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della prof. Piero Barbanti

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