Il Dolore nel parto

... Oggi nella trattazione che faremo insieme sul dolore in ostetricia vedremo come molti punti sono di contatto tra le competenze del ginecologo e le competenze dello psicoterapeuta.

Nel momento in cui parliamo di dolore intendiamo parlare di un'esperienza esistenziale di allerta, un campanello che suona all’affacciarsi di un pericolo e che ci consente di proteggerci e di sopravvivere.

La prima domanda che ci possiamo porre è: qual è il senso del dolore nel travaglio di parto?

Innanzitutto la salvaguardia della mamma e della prole, scandire una funzione fisiologica indispensabile per la specie. Se pensiamo ai tempi antichi, la vita era libera nella natura e capiamo come il dolore da parto fosse indispensabile affinché la donna trovasse una zona protetta, in modo tale da poter partorire senza essere esposta ai rischi dei predatori.

Oggi non è cambiato molto, nel senso che la donna che si appresta a dare luce al proprio figlio fa un passaggio spostandosi nell'ospedale, nel punto nascita prescelto, dove possa essere accolta, accudita e aiutata nel suo percorso per diventare mamma. Uno dei punti fondamentali che dobbiamo tenere presente quando parliamo del dolore da parto è che il dolore da parto si differenzia completamente dagli altri tipi di dolore associati invece a una morbosità, associate una patologia. Questo é un punto fondamentale dà passare come informazione, come riflessione alle nostre gestanti.

Il dolore da parto infatti si caratterizza innanzitutto per essere finalizzato. Che cosa vuol dire finalizzato? Ciascuna mamma sa che la fine dei nove mesi incontrerà il dolore nel travaglio del parto, ma sa anche che, una volta che il dolore sarà passato, incontrerà il bimbo aspettato da tanto tempo. Questa finalizzazione dà unsapore completamente diverso al dolore del parto rispetto agli altri dolori. É ben diverso sapere che alla fine del dolore del travaglio si incontrerà il bambino, rispetto a chi per esempio è affetto da una colica renale e sa che alla fine della colica il massimo che può avere è l'espulsione della concrezione presente nelle vie renali e urinarie. Sicuramente è un dolore che la donna attende, non solo durante la gravidanza ma probabilmente c'è una trasmissione già da quando il bimbo è piccolo che dà modo alla mamma di sapere che insieme con la nascita si associa il dolore. É un dolore atteso, è un dolore verso il quale ci si può preparare, è un dolore spesso temuto, è un dolore però che ha una caratteristica ancora importante rispetto agli altri, perchè è a termine.

Che cosa intendo con dolore a termine?

Il travaglio, soprattutto nella primipara, può avere un decorso lungo, mentre nelle pluripare meno, ma in ogni caso la donna sa che dopo un certo numero di ore di travaglio o le cose vanno bene, dunque c'è il parto spontaneo, oppure si interverrà attraverso, per esempio, un parto cesareo, attraverso un parto operativo vaginale. Ma in ogni caso c'è un tempo che è più o meno prevedibile che cambia la qualità del dolore.È un dolore intermittente, non è un dolore continuo e questo ne aumenta ovviamente la sopportabilità.Che cosa vuol dire un dolore intermittente? Vuol dire che è un dolore che come l'onda del mare piano piano sale, raggiunge l'acme per poi riscendere, concedendo una pausa.

In fase prossima all'espulsione, quindi quando veramente si è prossimi alla nascita, la lunghezza della contrazione, e quindi del dolore, è più corta rispetto alla pausa libera tra una contrazione e l'altra. Diciamo che una contrazione in fase attiva del travaglio, quando siamo sopra una dilatazione raggiunto ormai di almeno 5 cm, la contrazione dura un minuto, la pausa libera è più lunga, ma anche proprio in fase espulsiva siamo vicini a una pausa libera di 3-4 minuti.  Questo significa per la donna la possibilità in qualche modo, utilizzando un termine forse poco preciso, di riprendersi, di avere una pausa da queste contrazioni che hanno la caratteristica della ritmicità e di essere regolari e subentranti. Il dolore da parto, o meglio il dolore nel parto, ha anche un'altra caratteristica rispetto forse ai dolori di tipo differente che si associa a preoccupazione di complicanze, complicanze per la mamma, ma anche complicanze per il bimbo, risulta come se la donna avesse la percezione che nonostante i tanti esami,  le tante ecografie che noi facciamo nel corso della gravidanza ci fossero sempre dei punti interrogativi, c'è il timore che il bimbo possa presentare qualche patologia che non è stata evidenziata nel corso della gravidanza, anche questo può essere un fattore causa del dolore nel parto.

Si aggiunge inoltre la paura di tutto quello che consegue la nascita del figlio. Si prospettano grandi cambiamenti, nel caso in cui i genitori sono molto vicini, e si configura soprattutto nel caso della prima gravidanza della famiglia. La donna passa, nel caso della primipara, da figlia a madre, e cambiano le priorità, i mutamenti sono tanti e molte donne hanno timore rispetto a quelli che potremmo definire non solo cambiamenti, ma veri e propri stravolgimenti.  

Ma com'è il dolore nel parto?

Il dolore nel parto, a seconda della fase del travaglio in cui la donna si trova, ha caratteristiche differenti. Può essere di tipo viscerale durante la fase di latenza e durante il secondo stadio, cioè fino al raggiungimento della dilatazione completa del collo dell'utero. Principalmente è legata alla distensione del collo uterino, alla modifica del segmento uterino inferiore e anche alle contrazioni uterine. Ma poi c'è il dolore nel travaglio e anche un dolore somatico. Quando si presentano?

Questi tipi di dolori si configurano quando la donna si trauma in fase espulsiva ed è dovuto alla detenzione in definitiva dei genitali e del pavimento pelvico.

In questa immagine, questa piramide evidenzia come e mano mano che le contrazioni vanno avanti e che il tempo aumenta, il dolore diventa più grande [cliccare qui per vedere immagine]. Ho messo questa diapositiva poiché mi sembrava chiaro in questa immagine come, dove e quali sono le proiezioni in cui la donna lamenta il dolore nel travaglio del parto. All'inizio del primo stadio il dolore è moderato e vedete la localizzazione. Alla fine del primo stadio, il dolore si fa più intenso con queste manifestazioni e quindi quando siamo in fase espulsiva ecco che il dolore interessa proiezioni differenti.

Tornando indietro con le diapositive e riguardando questo schema, si presenta un interessamento da T10 a L1 e, in fase espulsiva, viene interessato anche il Sacro. Abbiamo parlato del fatto che il dolore nel parto non è semplicemente un dolore nocicettivo, ma spesso anche un significato culturale e d'altra parte il parto di per sè è un evento biologico fortemente inserito nella situazione sociale con un’impronta culturale molto forte.  Il dolore nel parto può essere considerato con un significato di iniziazione, come un rito di passaggio, ma da che cosa? Dalla mamma potenziale alla mamma reale.

Nelle società passate i riti di iniziazione avevano molta importanza, nella società nostra attuale sono sempre meno, e probabilmente il parto è uno di questi. Come tutti i riti di iniziazione, anche anche in questo caso c’è un allontanamento durante il passaggio. Ci si allontana dalla società che si frequenta abitualmente, ci si reca al punto nascita prescelto spesso con il proprio compagno e si esce in tre. Si ritorna a casa quindi cambiati.

Per approfondire il tema è disponibile il video corso FAD di BBC da 50 crediti ECM, per Tutte le Professioni Sanitarie "Lenire il dolore è buona sanità", per info è sufficiente cliccare qui

 

Questo testo è estratto dal nostro video-corso Ecm Fad Lenire il dolore è buona sanità, ha come scopo quello di informare e permette di approfondire tematiche legate al corso.

Estratto della lezione della dott.ssa Paola CIOLLI

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